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Mariano Lorefice: una vita di sport e passione - Primo Piano

 

In poche parole, possiamo essenzialmente definire Mariano Lorefice come un autentico amante della natura e dello sport che, dopo aver fatto il giro del mondo in bici, si dedica oggi a guidare ed organizzare comitive di cicloturisti attraverso paesaggi sconfinati e mozzafiato.
Nato e cresciuto in Argentina (per la precisione nella città di La Plata) ha sin da subito sviluppato una spiccata passione per la natura e per il viaggio sulle due ruote. “Certo – ci racconta Mariano – la mia prima vera pedalata non è stata come quelle che faccio ora, dal momento che allora, ad appena 15 anni, mi trovai a percorrere ben 90 km tra andata e ritorno per recarmi a scuola!”. La redazione di Civis ha raggiunto telefonicamente in Argentina Mariano Lorefice, appena due giorni prima della sua nuova avventura ciclistica nella Terra del Fuoco, alla testa di una emozionata comitiva: ci ha risposto una voce, la sua, simpatica e socievole, pronta a condividere le esperienze di una vita vissuta davvero al massimo.
 
Mariano, iniziamo dalla tua attività di coordinatore ed organizzatore di viaggi: cosa deve fare la persona che intende salire insieme a te in bicicletta? Che tipo di preparazione bisognerebbe adottare?
Molti penseranno che l’ingrediente principale per far parte delle mie comitive sia l’allenamento. Tuttavia non è così: certo, la preparazione fisica è sempre importante, ma non è solo quella che bisogna avere. Credo che la cosa più importante da possedere sia il desiderio, inteso nel senso più largo del termine: desiderio di scoprire, desiderio di viaggiare, desiderio di conoscere nuove culture e di integrarsi con esse, desiderio di condividere sensazioni ed emozioni con i compagni. Come vedi, si tratta per la maggior parte di una questione di testa. Chi parte con queste premesse, non soffrirà mai la fatica!
 
Se dovessi scegliere tra le tantissime avventure che hai vissuto, a quale impresa daresti il premio di “più bella”?
Eh si, in effetti nella mia vita ho pedalato un bel po’, vivendo talmente tante esperienze che mi è praticamente impossibile sceglierne una. Tra l’altro, a me piace anche tornare negli stessi posti, dal momento che ritengo che ogni viaggio, a prescindere da dove si va, sia diverso dall’altro. Per tornare alla tua domanda, quindi, dico che le avventure più intense che ho vissuto sono stati i viaggi che, da bambino, facevo con la mia immaginazione: sai, l’immaginazione di un bambino è insuperabile…
 
E’ certamente la risposta più profonda che potevi dare, complimenti Mariano. Cosa ti rende felice oggi, allora?
Molto semplice: la bici, oltre che una grande passione, oggi per me è diventata anche lavoro, quindi posso ritenermi felice quando sono felici i miei clienti. Quando, alla fine dei viaggi, mi accorgo dello sguardo delle persone che sono con me, riesco a leggere alla perfezione i loro occhi, e a capire quanto siano soddisfatti e arricchiti dalle esperienze vissute: solo allora sono felice, perché significa che sono riuscito a trasmettere qualcosa di indelebile.
 
Ogni volta che sali sulla tua sella, Mariano, sai che ti aspettano nuove emozioni e soprattutto nuovi incontri. Girare il mondo in lungo e in largo ti ha permesso di entrare in contatto con genti lontane e culture radicalmente diverse dalla nostra. E’ stato difficile adattarsi? Come sei stato accolto?
Il contatto con le altre culture è qualcosa di spettacolare. E’ impossibile immaginare quante cose si possano imparare da chi vive molto lontano da noi e dai nostri costumi occidentali. Diverse volte mi sono ritrovato in luoghi nei quali gli abitanti non conoscevano nemmeno le automobili, penso ad esempio ai deserti o alle altissime montagne scalate. In questi angoli sperduti del nostro bellissimo mondo, ho ricevuto la migliore accoglienza che si potesse immaginare: mi offrivano di tutto e con la massima gentilezza! Da parte mia, ci mettevo tutta la voglia e l’umiltà di entrare in punta di piedi nella loro vita, imparando a conoscere le loro usanze e tradizioni. In questi posti, spesso lontanissimi, riesci ad apprezzare profondamente il valore della diversità.
 
A proposito di luoghi lontanissimi ed impervi: c’è mai stato, nella tua carriera, un momento in cui ti sei detto “Stavolta proprio non ce la faccio”? Se si, come sei riuscito a superarlo?
Certamente questi momenti ci sono stati, ma si superano tutti con la forza di volontà. Ad esempio, quando nel 1993 mi avventurai alla conquista della vetta dell’ Aconcagua, la montagna più alta della Cordigliera delle Ande, praticamente senza esperienza di scalate così dure, ho davvero temuto di non farcela: la fatica aumentava e l’ossigeno si faceva sempre più rarefatto, cosa che mi costringeva spesso a scendere di molti metri. A quel punto, però, è intervenuta la mia grande concentrazione e voglia di raggiungere l’obiettivo che mi ero dato: tutto ciò mi ha permesso di superare quei durissimi momenti di fatica e ripartire alla volta della meta.
 
Spesso ti sei trovato a pedalare in solitaria e per molti chilometri: tutto ciò fornisce senza dubbio il tempo sufficiente per pensare con te stesso. A cosa pensi, dunque, mentre sei in bicicletta? Quali sono le tue riflessioni più ricorrenti?
E’ chiaro che, almeno inizialmente, sfrutti il tanto tempo che hai mentre sei in sella per pensare a tutto, a qualsiasi cosa riguardi la tua vita. Ma, dopo un po’, ci si comincia ad accorgere che il pensiero e la riflessione sono importanti solo fino ad un certo punto. E’ più che altro importante “sentire” il paesaggio che in quel momento ti circonda, formare un tutt’uno indissolubile con la natura che stai attraversando. E’ proprio questa simbiosi la vera ragione dei miei viaggi: è dunque chiaro che, una volta raggiunto questo intenso livello di immedesimazione, si può pensare allo stesso tempo a tutto o a niente.
 
Grazie mille per questa chiacchierata così profonda e costruttiva, Mariano. In conclusione, puoi darci qualche riferimento preciso sulla tua attività?
Certamente! Ho un sito web personale, www.marianolorefice.com, nel quale sono riportati tutti i miei viaggi anche con foto e video. Poi, è possibile visitare il sito www.patagonia-biking.com per conoscere più in profondità i dettagli tecnici ed organizzativi di ogni avventura che organizziamo.
Civis marzo 2010