Regione, necessario un grande cambiamentoFin dalle prime dichiarazioni, Renata Polverini è piaciuta a tanti. In particolare nelle province. Perché quando la candidata del centrodestra alla presidenza della Regione nella consultazione che dovrebbe svolgersi (ma non c’è ancora stata una decisione ufficiale da parte del consiglio dei ministri) il 28 e 29 marzo 2010 ha detto che s’impegnerà al massimo nel riequilibrio tra la capitale e le quattro province del Lazio, queste parole sono state autentico zucchero per il palato di tanti dirigenti del centrodestra, in particolare della nostra e della provincia di Latina.
Infatti, non dobbiamo dimenticare che nel programma con cui Iannarilli&C. hanno vinto alla Provincia c’è proprio questa richiesta dopo che il Pdl ha recepito le proposte in tal senso del movimento civico di Peppino Paliotta, che dovrebbero sfociare, dopo la consultazione regionale, in un referendum popolare per
l’istituzione della “Regione senza Roma”. Una richiesta che vede convergere totalmente anche la Provincia pontina guidata da Armando Cusani. Per inciso, ci sono tante buone ragioni per arrivare a trattamenti equanimi delle popolazioni romana e del resto del territorio laziale. Facciamo un solo esempio: la nostra Amministrazione provinciale è stata costretta a rivolgersi al Tar in quanto la giunta regionale di centrosinistra ha distribuito alcuni milioni di euro per la manutenzione stradale non in base ai kilometri di competenza ma secondo il noto sistema della popolazione che, essendo naturalmente di gran lunga superiore nella capitale, le province subiscono parecchi danni. Infatti, la nostra provincia deve provvedere alla manutenzione di 1.600 km. mentre Roma ne ha di meno. Noi non sappiamo se si arriverà all’istituzione del Lazio senza Roma perché al momento questa posizione sembra minoritaria. Comunque sia, un “marchingegno” bisognerà trovarlo per evitare che la capitale continui a penalizzare sempre la periferia.
L’esordio di Renata Polverini è stato ed è dunque positivo. L’ex segretaria nazionale dell’Ugl, provenendo dal sindacato, ha una prospettiva concreta delle cose da fare. Che nel Lazio sono tante dopo cinque anni di governo del centrosinistra, fatto più di fantasmagorici annunci che di realizzazioni effettive. La sinistra, per giustificare la sua poca incisività, si è sempre attaccata alle poche risorse disponibili ed al forte disavanzo ereditato sulla sanità. Non è così, visto che - per esempio - quest’ultimo non aveva dimensioni… minimali quando ha governato già il centrosinistra con presidente Badaloni. Anche in questo caso, la Polverini ha colto nel segno in quanto nel primo incontro a Frosinone e poi nelle altre province (dimostrando con i fatti particolare attenzione ai territori) ha dichiarato che il problema non sono le risorse insufficienti ma come vengono utilizzate. Specialmente nella sanità, dove ci sono ancora tanti sprechi che evidentemente non si vogliono eliminare per avere la reazione delle varie potenti corporazioni. Altra importante dichiarazione della candidata l’utilizzo dei fondi europei, sui quali l’Italia ed il Lazio hanno molto da farsi perdonare per scarso impiego. Insomma, dalle prime uscite, Renata Polverini si è confermata concreta e motivata come tutte le donne ed il suo scontro elettorale con la candidata del centrosinistra Emma Bonino si annuncia di grande interesse. Perfino nazionale. E potrebbero arrivare a tre se entrerà in campo Linda Lanzillotta per conto del nuovo movimento politico di Rutelli.
I pronostici elettorali sono favorevoli alla candidata del centrodestra, anche se la competizione non sarà una passeggiata. Un apporto importante potranno darlo le province, pur essendo scontato che sarà Roma a decidere chi vincerà. Nel 2005 da noi prevalse il centrodestra ed anche questa volta non dovrebbero esserci dubbi, anche se la scelta dei numerosi candidati non è ancora ispirata a criteri di trasparenza e di doverosa chiara valutazione su come gli uscenti si sono comportati in cinque anni di mandato e sul “curriculum” degli aspiranti allo scranno. Finora è prevalsa la logica del “clan”, dei gruppi contrapposti che si combattono principalmente per motivi di potere. In tutta coscienza, non ci pare questa la maniera migliore per arrivare ad un effettivo cambiamento di governo.